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Mercoledì 29 giugno, diversi poeti e poetesse della scena romana, al San Belushi di San Lorenzo, come se non ci fosse un domani, ma come se ci fosse Ludovica Andrè Lanini, Alessandra Bava, Valerio Piga, Carmine R Roma, Andrea Coffami Cerampelo, Redent Enzo Lomanno ed il suo gatto epico e quasi cavalleresco🙂

 

 

MarOliv

 

 

 

 

 

Bozza di un manifesto ideologico.

Per chi non l’avesse ancora capito, e temo siano in tanti, il Movimento dei Miagolatori sta al chiacchiericcio aristotelico, al facile tirare a campare da bar, come i Futuristi stavano al borghese che si sedeva nei primi del Secolo scorso alle Giubbe Rosse.

Evidentemente i miagolii di facciata, vero dadaismo criptico, sono stati recepiti dai deficienti (coloro che mancano di grano salis) come una pagliacceria vacua. Da annoiati ubriaconi in cerca di risate, da piccoli borghesucci in cerca di scandali per assolvere la propria coscienza piccola, piccola, piccola e molto corrispondente al diktat della facile morale, non si poteva attendere altro.

Di costoro ci curiamo come degli spaventapasseri fenici in attesa di colibrì eschimesi.

Il Movimento dei Miagolatori è invece nato con modalità e scopi ben più radicali e profondi. Riportare la vita nei suoi contorni di sfida al possibile e l’arte al crocevia dove il dicibile e l’indicibile devono incontrarsi e nel caso scontrarsi.

Come tutti i movimenti siamo in cammino, siamo aperti al confronto e pronti allo scontro. In nessun modo vogliamo accomodarci sul già detto e sul già fatto, l’orizzonte è vastissimo davanti ai nostri occhi e per questo speriamo che in molti artisti, pensatori, scrittori, poeti e saltimbanchi dell’anima vorranno decidere di partecipare alla nostra sfida irriverente al mondo contemporaneo.

Per questo ripeto alcuni punti fondamentali per capirci:

1) I Miagolatori sono Avanguardia nel senso che mettono la vita come frontiera insondabile e per questo unico oggetto di arte.

2) Essere Avanguardia e mettere la vita al centro dell’arte significa oggi lottare contro il sistema di colonizzazione della mente instaurato nel nostro Continente con il suo suicidio collettivo, avvenuto tra il 1939 e il 1945.

3) Siamo Avanguardia ma non siamo rappresentanti e anticipatori di un gusto o di una sfida “moderna”, come furono le Avanguardie storiche. Al contrario, i Miagolatori sono nemici giurati di Progressisti, Cercatori di Paradisi artificiali, anticipatori della domenica di nuovi fenomeni, mode, movimenti di controcultura e cose del genere.

4) I Miagolatori sono Avanguardia perché come i monaci Benedettini di qualche secolo fa, provano a resistere alla colonizzazione della mente, e alla violenza della barbarie che uccide il pensiero, preparando, nel possibile, ad un futuro affrancato dalla schiavitù capitalista.

5) Per essere Miagolatori è necessario essere Radicali, che significa letterariamente andare alla radice dei problemi. Nessun tabù è accettabile al pensiero che vuole pensare l’impensabile. Al facile convergere del sempre lo stesso, operato dalla morale facile e apparentemente multiforme della cultura Postmoderna, i Miagolatori obbiettano un mondo concettuale in cui la scena eterodiretta e sempre la stessa, lascia il campo allo scontro e alla battaglia reale delle idee.

6) Nel Mondo attuale, inaugurato dalle bombe atomiche americane, lo spazio di pensabilità si è drammaticamente ristretto. Con la minaccia atomica incombente, gli esseri umani si sono abituati all’ammaestramento e alla supina accettazione del campo da gioco apparecchiato dal mondo del dominio capitalista. Essi hanno smesso di pensare realmente e profondamente il RADICALMENTE ALTRO.

Di fronte a questo scenario in disfacimento, i Miagolatori non propongono l’ennesima consolazione estetica, ma preparano il terreno alla futura Guerra.

7) I Miagolatori sono dei terroristi del pensiero e della vita. Ad un mondo che nel caos e nel disagio scientificamente operato ad arte per rendere auspicabile e necessario il più reazionario conformismo della mente e il ritorno all’ordine di masse sempre più spaesate, essi contrappongono non l’INVIVIBILITA’ della vita, ma quella della parola. Da ora in avanti, i Miagolatori renderanno la parola e l’arte invivibile e, quindi, inutilizzabile a tutti gli oppressori organizzati delle menti.

8) I Miagolatori rifiutano ogni compromesso con la letteratura ammaestrata dei decani della morale, della non morale e dell’estetica rifugio. I Miagolatori non cercano consenso, ma sono pronti a lottare fino all’ultima forza per il Riconoscimento.

9) I Miagolatori denunciano apertamente, senza se e senza ma lo stato di costitutiva alienazione e dominazione nella quale si trovano le popolazioni di questa parte di mondo. In un gioco di scatole cinesi inestricabile e concepito magistralmente per depotenziare la lotta di molti, favorendo il concentramento di potere nelle mani di pochi, parole quali DEMOCRAZIA, DIRITTI e cose del genere suonano come prese per i fondelli, a meno che non si sia pronti alla più terribili delle guerre: quella del pensiero contro il pensiero schiavo.

10) Scendiamo nel dettaglio parlando del caso italiano a partire dal Sud:

Il Sud è una colonia del Nord Padano, che è Colonia del sistema finanziario Europeo e di paesi quali Francia e Germania che sono a loro volta mera colonia degli USA. Gli USA sono controllati da un gruppo di persone ristretto, finanzieri d’assalto e primi alleati di un sistema di controllo globale. Gli USA sono i primi colonizzatori del Pianeta e Israele è il loro naturale alleato.

11) Per poter pensare bisogna dunque anche prepararsi alla dialettica della lotta. I miagolatori avversano il colonialismo americano, il colonialismo europeo, il colonialismo padano e tutte le forme di oppressione velata, mascherata e alienante.

12) I Miagolatori sono solidali alla lotta di Liberazione Legittima e Sacrosanta del Popolo Palestinese.

 

13) I Miagolatori non accettano ora, né accetteranno mai di assoggettare il pensiero a nessun tabù, specie a quelli scientificamente organizzati dal Capitalismo postatomico per fini di potere. Hitler e Stalin, oggetto di damnatio memoriae troppo comoda non sono il Male Assoluto e per questo devono esseri pensati e discussi come qualsiasi altro fenomeno storico. I Miagolatori sono fedeli in questo al motto di Terenzio: Homo sum: humani nihil a me alienum puto.

 

14) I Miagolatori pensano che non ci sia niente di Dionisiaco nei fenomeni contemporanei, nel Rock, nei Rave Parties e nel finto edonismo di cui siamo pieni fino alla pornografia. Ve n’era di più nelle parate naziste a Norimberga.

15) I Miagolatori sono seguaci di Dioniso e non temono una lotta simile a quella di Don Chisciotte contro i Mulini a Vento. Ne siamo coscienti e ce ne sentiamo figli.

 

16) I Miagolatori parlano di amore perché per saper amare, bisogna anche saper lottare, nel caso, fino all’ultimo sangue.

17) l’emozione è la sola sfida possibile alla morte che è iscritta nel processo della vita. Crocevia del possibile, istante nel quale confluiscono realmente quei brevi momenti in cui siamo qualcosa di più di semplici esseri in via inesorabile di putrefazione.

18) Per essere Miagolatori bisogna essere coscienti di lottare contro tutti e contro tutto.

Basterebbe questo che molto viene chiesto a chi volesse far parte della nostra avventura, altro che la facile goliardata dei miagolii per le strade.

 

 

Marco

e

 Olivier

 

 

 

https://imiagolatoridiviasangalloafirenze.wordpress.com/

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1) Bibbia d’Asfalto è gruppo, movimento ed entità che si occupa di arte contemporanea. Bibbia d’Asfalto è allo stesso tempo la manifestazione di ognuno dei suoi partecipanti che si concretizza attraverso l’arte e l’azione.

2) L’azione di Bibbia d’Asfalto si concretizza attraverso la scrittura, l’analisi e la sponsorizzazione – tramite i suoi membri ed i suoi canali – dell’arte contemporanea, intesa nel senso più largo possibile. Ogni iniziativa in tal senso non è mai di intralcio all’azione stessa, anche quando sia rivolta alla divulgazione di realtà esterne a Bibbia d’Asfalto, essendone lo scopo ultimo quello di realizzare una rete di conoscenze, sensibilità e idee non legata ad uno specifico gruppo ma diffusa, liquida ed inclusiva.

3) L’arte contemporanea è sempre più segregata in circoli chiusi, scopo di Bibbia d’Asfalto è invertire questa tendenza tramite l’apertura a realtà differenti ma che ne condividano le linee guida, e non attraverso l’esclusione di alcune di queste in virtù delle differenze esistenti. Bibbia d’Asfalto è inclusiva e non esclusiva, cerca le somiglianze e non le differenze.

4) Bibbia d’Asfalto non permette l’auto sponsorizzazione fine a se stessa, non si prodiga con marchette di sorta. Ogni elemento del collettivo lavora per sé, ma contribuisce anche al movimento. Se si utilizza il Nome di Bibbia d’Asfalto si è obbligati a contribuire al movimento con la condivisione dei risultati.

5) La poesia di Bibbia d’Asfalto è da ricercare non solo nello stile, ma nella qualità e nell’espressione sociale che caratterizza il nome stesso di Bibbia d’Asfalto. Sarà possibile lavorare su ogni possibile soggetto ma sarà altresì necessario trattarlo parametrizzando le sue sfumature in quel circondario sociale di cui oggi si fa parte.

6) Ogni membro del movimento deve spronarsi ed essere spronato, i circuiti autoreferenziali sono deleteri e non aiutano lo sviluppo di un nome comune di qualità. Ogni elemento di Bibbia d’Asfalto si impegna nel massimo delle sue facoltà a pubblicare sul Blog ufficiale dopo attentissima rilettura e revisione del suo testo.

7) Bibbia d’Asfalto è un movimento che tratta l’Arte in genere. Come gruppo divulgatore di arte Bibbia d’Asfalto non può esimersi dall’azione SOCIALE. Bibbia d’Asfalto non è però un movimento politico (non ha colore) e quindi ogni iniziativa non deve sponsorizzare un movimento politico o l’altro, ma rimanere fedele alla linea della problematica trattata. Non si potrà mai riferire il contesto trattato ad un colore POLITICO

 

 

http://poesiaurbana.altervista.org/

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Rome’s Revolutionary Poets Brigade presenta una serata con letture e musica dal vivo a sostegno di Fayadh, artista palestinese di 32 anni, accusato di “apostasia” da una corte saudita – Nel 2013 è stato arrestato dopo una lite in un caffè con uno degli avventori che affermava di non gradire le sue strofe considerate in contrasto con i dettami dell’Islam. Amnesty International ha raccolto oltre 22 mila firme per una campagna tesa a obbligare Riad a rivedere la condanna la morte.

 

 

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Martedì alle 18e30 presso la Biblioteca di Rignano sull’Arno, presentiamo Muro di casse, l’ultimo libro di Vanni Santoni, Edizioni Solaris Laterza, dedicato a raccontarci il mondo dei Rave e della Free Tekno……. insieme a me ci saranno Serena Botti della Biblioteca e Samuele Staderini, responsabile Commissione Cultura!

A pagina 11 la definisce – o meglio la azzardo, e tu interpretala nella direzione che preferisci: – …la cosa migliore realizzata dalla mia generazione.; e un po’ più avanti cita Deleuze insieme a Guattari, autori di riferimento per quella Nietzsche Renaissance che ha attraversato anche le due decadi a cavallo del terzo millennio.

Decadi che hmdcanno visto sorgere e tramontare il fenomeno di controcultura dei rave e della free tekno, restituito in quest’opera libraria da Vanni Santoni, autore classe 1978, cresciuto e maturato nel pieno di questa parabola storica e culturale, più o meno giovanile.

Parabola che dal mio punto di vista – di una mezza generazione successiva alla sua – pone, e in qualche modo ha posto fin dall’inizio, non poche questioni di eredità o di successione.

Lo stesso Santoni – giovane ventenne valdarnese nel pieno delle forze e delle energie psicofisiche, al tempo in cui si fa riferimento nel romanzo – ci offre un punto di vista interno di questa parabola, suo e di altri “compagni di avventure”, nel tentativo sia di metterne in luce le tensioni e le dinamiche – spesso offuscate e strumentalizzate da media e morali – sia di comprendere le ragioni che hanno portato ad una sua fase decadente e di progressivo esaurimento.

E prima ancora che della repressione – talvolta purtroppo ineluttabile, ma sempre in qualche modo eludibile, fronteggiabile e potenzialmente superabile, qualora una convinzione sia tanto radicata quanto radicale – l’autore stesso sembra temere la perdita di mordente, antagonismo, autenticità ed orizzonte politico, come fattori a loro modo determinanti di questo esaurimento.

Un’ interpretazione quanto meno interessante per chi – come me – cresciuto in un panorama socio-culturale affine quando non sovrapponibile, ha trovato nel così detto “attivismo sociale” una via di superamento dei limiti, ma al tempo stesso di possibile completamento, di tutto quello che di più o meno positivo, quella parabola ha espresso o cercato di esprimere.

Nella convinzione che proprio nella morte dell’esistenza e della soggettività, essa abbia trovato il proprio punto debole esiziale, là dove uccidendo Dio e l’Uomo, si sarebbe dovuto recuperare riqualificandolo, e non seppellire, un essere umano potenzialmente rinnovato, e liberato dalle millenarie catene dei sistemi di potere.

E ciò che forse più di ogni altra cosa mi è piaciuta in queste 130 pagine di “Solaris – Laterza” – collana dedicata a raccontare il mondo Oltre il Novecento, per dirla alla Revelli – è stato proprio l’averci percepito (o almeno, così mi è parso), un’attitudine od una volontà da parte dell’autore, di venire incontro a questa mia convinzione ed aspirazione.

Là dove nelle scorribande e nelle vicende dei personaggi che le animano, non c’è traccia di vero e proprio nichilismo, se non nella misura dialetticamente necessaria a riconoscere che E’ quello il problema. Ci credono troppo. L’assenza di quel minimo di nichilismo, di autoironia, ti fa fare qualche scivolone.

Ed anzi sembra quasi essere umanistica, la tensione vitalistica che scardina le catene identitarie, e afferma una possibile pienezza e libertà dei sensi, come restituito ottimamente anche dal pezzo inserito poi in quarta di copertina, e in promozione editoriale del libro.

A questo giro non ho particolari critiche da fare al lavoro nel suo complesso, se non che in alcune fasi lo scorrimento della narrazione un po’ si appesantisce, come nella vicenda – comunque positivamente e sinceramente autoironica – della “tenda per goani” o nella “mappa di navigazione satellitare Firenze-Porto Alegre”, dove forse qualche intermezzo psicologico in più, avrebbe fatto defluire meglio e reso ancora più coinvolgente il viaggio mentale, di rimorchio a quello reale.

L’attacco mi ha ricordato in qualche modo certi romanzi realisti popolari della prima metà del secolo scorso, molto presenti nella “tradizione” letteraria fiorentina, nell’abbozzo di uno stile classico discorsivo elaborato. E se da un lato iniziavo ad inquadrare Santoni come possibile erede post-moderno di un Palazzaschi o Pratolini, dall’altro qualcosa nel mio inconscio cominciava già oniricamente e simpaticamente a temere, per la tenuta psicologica della lettura sul lungo periodo. Poi per fortuna però, la destrutturazione narrativa comincia a defluire lungo le rapide della narrazione; e allora mi sono ricordato che questo tipo di approccio – quello di disintegrare un soggetto classico/dominante, messo a presupposto di ogni tipo possibile di discorso – è un divertente leitmotiv piuttosto ricorrente di una generazione che, almeno dal mio punto di vista, ha teso a confondere soggettività con soggettivismo ed assoggettamento.

In altre fasi invece – soprattutto della prima parte – la sospensione della punteggiatura, l’intrippamento narrativo, la forte intensità del dinamismo psichico e onirico nei ricordi o nel flusso coscienziale – sintomo di forti sedimentazioni esperienziali – sembrano voler dilatare il senso di perdizione, per ampliare l’esperienza psichedelica del testo.

Ma può anche darsi che queste siano solo suggestioni apocrife di un lettore profano che – come me – ha vissuto il mondo dei rave, free tekno e sostanze psicotrope, in maniera del tutto marginale (la 72 ore fiorentina, le sue vicissitudini e i suoi incasinamenti, me la ricordo, appena ventenne, e in piena fase post-punk spiritualista).

Nella sensazione prima, e convinzione poi, che – pur con tutto il valore, la bellezza ed il divertimento ovviamente – si trattasse di qualcosa destinato in qualche modo ad esaurirsi e che, la azzardo, Santoni, e tu interpretala nella direzione che preferisci: la cosa migliore realizzata dalle nostre generazioni, dovesse e potesse ancora arrivare.

In attesa dei postumi l’ardua sentenza, un grazie in ogni caso te lo mando, per aver traslitterato ancora una volta nel mondo dei libri, in chiave del tutto sincera e nient’ affatto retorica, il mondo giovanile attuale o del recente passato.

E con inguaribile eccesso di Ego, tipico di quell’anti-renzismo che – come ogni “anti” – risente inevitabilmente del proprio contrario, non posso che suggerirti ancora una volta il valore storico di questo libro; prima ancora che documentario.

Santoni

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Reading contro la pena di morte, con la partecipazione straordinaria di Karl Guillen e il gruppo delle Rome’s Revolutionary Poets Brigade http://romerevolutionarypoetsbrigade.blogspot.it/

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Il collettivo Bibbia d’Asfalto (http://poesiaurbana.altervista.org/), sarà presente al festival internazionale di poesia “Terra di Virgilio” a Mantova, con un reading domenica 24.

ad Acéphale
Questo tempo non si articola in parole
si scioglie come carne nella bara.
Ne rimarrà lo scheletro
se ne conteranno le ossa.
*
Reclamo la mia inappartenenza
il barbaro richiamo senza terra
l’accoglienza al vento che devasta
e libera presenza
l’occhio rivoltato al poi
il furore placato
il corpo abbandonato al suo deserto.
Reclamo l’odio senza oggetto
l’amore che ne stilla senza colpa
il tormento che abita il silenzio.
Reclamo la parola
la sua notte.
La mia riconoscenza.

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A.I.A.S.P. Casa dei Popoli

Viale Irpinia 50, 00177 Roma
ore 20.30