Archive for agosto, 2010


spendibile (2003)

non sono
spendibile
dal punto di vista
delle idee
degli orari
dal punto di vista
degli enti statali
in famiglia.

 

e di tutte queste altre
pistole
puntate alla gola.

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RECENSIONE PUBBLICATA SUL SITO RECENSIONELIBRO.IT IL 22/07/2010.


“Il porcospino in pegaso” di Edoardo Olmi è una raccolta di poesie in cui si ha la sensazione di leggere qualcosa di attuale, visibile nel nostro tempo. Nessuna proiezione nel futuro, nessun passo indietro nel passato, solo sensazioni immediate che si colgono nel momento in cui siamo, in cui riusciamo a sentirci.

Edoardo Olmi utilizza i versi de “Il porcospino in pegaso” non solo per raccontare se stesso e il proprio punto di vista, ma anche per parlare di ciò che ci sta intorno. Ci ritroviamo così ad ascoltare MTV o a combattere contro il potere dei grandi. Ci ritroviamo nei sobborghi ad ascoltare i rumori della città sconosciuta. Oppure a contatto con Cobain, Orwell o Bukowski a pensare che la morte è una cosa che riguarda solamente i vivi.

Edoardo Olmi sembra una voce fuori coro, che spesso è disinteressato alla gestione del tempo altrui se non coinvolge tutti, mentre cerca risposte e dialoga con il lettore, per coinvolgerlo, spronarlo, ascoltare la sua idea.

Olmi ne “Il porcospino in pegaso” usa termini giovanili, ma non troppo lontani dal mondo adulto, imprime musicalità ai suoi versi, li condivide, in modo semplice, diretto, non ponendo distacco spazio-temporale tra se stesso e gli altri. Anzi cerca di attingere da chi gli sta intorno, prova a creare un rapporto simbiotico, di scambio emozionale.
Proprio quello di cui ha bisogno la poesia, nulla di incomprensibile, alla portata di tutti, ma non per questo banale.

“Il porcospino in pegaso” dello scrittore esordiente Edoardo Olmi è una silloge che dà dei riferimenti, delle linee guida, descrive fatti e situazioni, sensazioni, quelle che si sentono vibrare dentro in maniera diversa e ognuno ci può leggere ciò che vuole, lasciandosi andare alle proprie riflessioni.

denaro bollente
nelle tasche di improvvisati
giocolieri buffoni di corte;
uomini e donne
nere – cadenzati
da veglia millenaria
che il Cristo non caschi
dalla croce.

e vai a Kisangani
oh Re del Cielo.

Circolano molte voci sul tuo naso

già da quando il grunge-rock

aveva molti più nemici del secchione,

si dice che ti impedirà di avere un bacio

prima ancora che tu possa cambiarti d’abito

un sabato sera.

Tu dici che sarà una zingara a ridartelo

a gettare il tuo profilo in pasto a culti

                                               gitani,

o una strega al sabba del pogo

sotto pianti di luna matrilineari

ma danzaci sul campo minato degli adulti

dentro esplicita violenza dell’implicito

                       dominio dell’esplicito;

come l’ora di religione a scuola

in slalom fra  ALTERNATIVI TM

 

A 13 anni ci pensava la colonia ENI

a far scoprire l’effetto magico che ha

la chimica del sesso femminile

quando incontra la maschile

lì sotto ai pantaloni.

Come quando a 16 anni

facevamo petting delle ore

mutanda vs. mutanda

scoprendo con piacere

che la chimica da sola non fa un essere umano.

E per un po’ almeno ancora avremmo avuto

come modelli i video porno dell’edicola

vergognandoci un pochino lì per lì a tirarlo fuori

stravolto il nostro senso delle mezze misure

mentre al posto della nostra adesso c’era la sua mano.

Quello che però non sapevamo ancora era soltanto

che la cinghia dei padri e delle madri avrebbe preceduto

la fine del ciclo mestruale delle figlie.

E’ la Legge dei 18. Quella di un Paese dove all’alba del millennio number 3

nessuno ci ha mai fatto educazione sessuale.

Ma questa è una storia che inizia molto prima

con un no alla vita primordiale

quella del fanciullo

drogato di antibiotici

sottratto all’immunità dei suoi aquiloni.

Prosegue fra famiglie inesistenti,

bullismo reganiano general(izzato)

– a poco a poco farà rima

con berlusconiano –

genitori schizzofrenici in divorzi

passando per Licei dove il compagno aristofrik

ti copia mezzo compito a latino piglia 8, tu 5

                                           (difficile pensare

fosse proprio la metà che avevi fatto bene).

Presto sarà un gran bel direttore

di una ditta di franchising a Milano

lo incontrerai per strada alla stazione

ti racconterà della sua laurea alla Bocconi,

del master alla Columbia University of Massachussets

e un giorno ti dirai è stata dura, massacrante

ma ne è valsa la pena per non essere a quel modo.

E se vivi ribellandoti

perché sai la vita è una sola

non conosce la menzogna della Storia

e se vivi liberando/ti

se poi provi a organizzarti

scopri che a mangiarci sopra

c’è lo stesso che ha fottuto anche tuo padre

tua madre

tuo nonno

tutta la tua vita

messo lì apposta per certificare, attestare, documentare

che non hai fatto altro che essere obbediente

puritano, autoritario, benpensante

un gran bravo ragazzo insomma

molto più di tutto il mondo che tu odiavi

che volevi ribaltare.

Accusandoti di ciò che lo accusavi

addossandoti la colpa di tutto quello che hai subito

ti picchiano per accusarti di picchiare

ti infamano per accusarti di infamare

comandano per accusarti di comandare

mistificano per accusarti di mistificare

per poi farti pedinare.

Nei movimenti nonviolenti

ci stanno gli infiltrati del regime Berlusconi

(non credete sia finito

Craxi diceva <<dopo di me sarà peggio>>

e tutti pensavano come potrà essere peggio che con te)

in quelli rivoluzionari

dirigenti formati alla scuola di CL,

per non parlare delle crazyamiche

fuck the system yeah fuck the system

motherfucker!!!

còntro

questa società che ci è

còntro

quanti amici,

che ci son finite dentro

che ci son rimasti intrappolati

lì o in altre tenaglie per aironi.

C’hanno tolto davvero tutto

c’hanno tolto

davvero tutto e questo tutto

che volevamo

che ci appartiene

ora non glie lo

perdoneremo

fino a che non lo riavremo indietro

e facciamo scorta di sorrisi.

PROMESSA DI SALA DELLA PRIMA DEL LAVORO TEATRALE “MARIO, CORNA DI PAVONE, GUERRE D’OCEANO AMORE”, REALIZZATA A FIRENZE IL 5 GIUGNO 2010 PRESSO L’EX CHIESA SCONSACRATA DEI BARNABITI IN VIA S. AGOSTINO 23.

MaRio

corna di pavone

guerre d’oceano amore

Da Il porcospino in pegaso, raccolta di poesie di Edoardo Olmi, e ScrittInVersi sparsi di Chiara Amplo Rella

Con Chiara Amplo Rella ed Edoardo Olmi

Musiche e suoni dal vivo di Filippo Benesperi e Benny Zaccone

Scenografia Gabriele Parente

Luci Ramzy Abu Assab

Drammaturgia e Regia di Chiara Amplo Rella

Un lavoro sul doppio. Il Poeta e la sua ispirazione febbrile. I suoi sogni, i suoi ricordi, i suoi incubi. Una penna. Voci.

Il Poeta è creatore? E’ padrone delle sue creature? O ne è schiavo? Comunque si è in pericolo; in bilico, costantemente, tra l’estasi e la perdizione. Il nostro vomito è sul punto di ingoiarci.

Il lavoro di due attori, che vivono, ricreandoli, i propri stessi versi. Non incarnano personaggi, nel senso tradizionalmente psicologico del termine, ma scorporano, attraverso le voci, se stessi e le proprie parole. Parola come formula alchemica che muta materia e spirito. Sulla scena due figure: il Poeta (soggetto? Oppure oggetto di un pensiero che lo attraversa e lo supera e che si fa atto nel suo non poter essere azione compiuta?) e la manifestazione concretamente astratta di questo suo indomito pensiero. Così lo scambio, così la fusione. E magari la sfida dell’essere insieme dentro e fuori scena: regista di te attore…

Il teatro è trasformazione. E’ la morte che si ripete, senza compiersi mai. Ed è quindi la vita nell’eterno ritorno (del diverso). Struttura spirale.

La lotta è estenuante, è lotta all’ultimo sangue. Ed è già persa da sempre. Eppure è irrinunciabile, proprio nel suo non essere decisiva. L’urgenza di rialzarsi, continuando a scivolare sul pavimento perennemente insaponato – come se fosse possibile –dapprima con sofferenza e poi con parossistico abbandono. Così l’affanno diventa danza. E a volte, per un istante, accade persino l’equilibrio! Mai però la stabilità. Il fallimento endemico dell’esistenza non vale da obiezione alla guerra cosmica.

Allora ci si mette in scena interamente, senza riserve, per strapparsi la pelle dal corpo e dall’anima la scrittura. Niente compiacimento, nessun omaggio, niente da venerare… Ma l’ossessiva tribolazione che fagocita l’istituzione significato, il discorso, la forma. L’irrequietezza dell’essere al mondo già morti. Un’irrequietezza spudorata e violenta che è Amore supremo. Amore che è anch’esso una condanna, terribile a tratti, a tratti gioiosissima.

La trama non è una trama. Visioni-ricordi-fantasie s’intrecciano a dar corpo a tematiche dai colori disparati e sempre doppie: essere e non essere, amore-odio, umano-divino, vita-teatro, prigionia e ribellione …tutto nell’ambigua tensione tra sogno e realtà.

La Scenografia è immediata e simbolica. Lo spazio è organizzato per sfidare il limite, e la simmetria permette il viaggio del tra. Mentre gioca con l’ombra ed il buio la luce.

La tessitura sonora si compone e si scompone (rumori); si va (s)facendosi, accanto alle parole. Talvolta asseconda le voci, spesso le contrasta. Cerca di prendere il sopravvento, afferra la scena interamente e ne è a sua volta afferrata. Anche qui si combatte.

La lotta è essenziale, non contenutistica. Non rappresentiamo la lotta. La viviamo. E vivere è dibattersi tra rigore e spontaneità, volontà (di chi?) e abbandono, finzione e verità. C’è che gli opposti non sono opposti, ma doppi! E non si dà finale quando il Teatro apre una breccia nel Tempo: fine ed origine semplicemente coincidono nell’istante supremo.

A te, Spettatore, offriamo la nostra voglia di vivere e ti chiediamo di accoglierla con i sensi. Ascolta le nostre parole che non sono più nostre; ascolta il movimento, lo spazio, il tempo e il silenzio. Sii aperto a far circolare l’energia.

Felici del tuo esserci

(Dopo professioni di fondamentalismo nichilisa, la regista e drammaturga di questo spettacolo  si è prodotta in deliri mistici integralisti di matrice palesemente ciellina. Oltre a prendere le distanze dallo spettacolo stesso -sulla cui paternità reale nutre seri dubbi –  l’autore di questo blog suggerisce perciò di boicottare possibili nuovi lavori da parte della suddetta regista e attrice).

penso mangerò

infinite lupare ai bordi isosceli di trapezi immaginari

che lombrichi al lungomare di una spiaggia e di un oblò.

e vomiterò

altrettanti invertebrati incubi notturni

che potranno – se vorranno –

essere fatali sulle orme immaginate

di tendoni alati e di invettive contro qualsiasi sorta

 

questo è ciò che penso

e non c’è freddo, e non c’è dove;

questo mi riscalda

le sementi, il buono odore.

di polistirolo,

di credenza, di magone?

vento di sud-est

corna di pavone.

 

poi vivrò

infinite vite

e morrò

infinite morti

a melone,

sui pesanti oblii

da spiazzate vie

de turgibus molestibus

I wanna see you soon.