penso mangerò

infinite lupare ai bordi isosceli di trapezi immaginari

che lombrichi al lungomare di una spiaggia e di un oblò.

e vomiterò

altrettanti invertebrati incubi notturni

che potranno – se vorranno –

essere fatali sulle orme immaginate

di tendoni alati e di invettive contro qualsiasi sorta

 

questo è ciò che penso

e non c’è freddo, e non c’è dove;

questo mi riscalda

le sementi, il buono odore.

di polistirolo,

di credenza, di magone?

vento di sud-est

corna di pavone.

 

poi vivrò

infinite vite

e morrò

infinite morti

a melone,

sui pesanti oblii

da spiazzate vie

de turgibus molestibus

I wanna see you soon.

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