barricata] 

per smontare il Vittoriano il tempo libero

addosso ai ciellini –

per esempio.

in attesa di ordinaria lentezza – comunque flemmatica –

notti di anni luce

di mezzo a fuochi da giustificare; appollaiati…

privi di qualsiasi

avanguardia culinaria -> nel mondo del mondo

spesso ti scoraggi volentieri

adagio andante in coma etilico – ubriachi di universi!

ed olio di ricino. c’è comprensione bifronte

solo quando il corpo

si ammala di seme;

tanto di ciò

che era rimasto stretto/ sembra che parecchio sia d’obliquo

già stato fatto e adesso

resti addosso troppo largo

benché poco

vi sia ancora da dire.

    

                                           ritirata]

 

viene vedrai

ad avvertire.

che giunge il pianto

del mio rimuoverti

nel nostro scorrere

lontana; deserta

il trauma mormorato

nel grembo della notte

di questo temporale

in delta di luglio:

 

perché non dovrebbe

soprattutto

perché non dovresti.

 

o forse solamente

dei ricordi appesi

perduti, alcolico

purifica il bruciore;

allora la distanza sarà – una sola

oppure gli anfratti di mille

esili di città –

e accetterò il massacro

di questi giorni vacui, solo senza sapermi riconoscere

colpevole.

     

                                           assalto]

 

il pensiero si è estinto

oliando le giunture di due vite scoordinate

prima dell’alienazione del saluto.

e sarah@netsons.org

tradisce pieghevoli istinti materni

latenti sotto la gonna

e si vede. accoglierò

fra banchetti itineranti, grandezza commiserea

il tuo dio del Caso nel pantheon della vita

– trovandolo, senza averlo cercato

quando alzo il gomito –

solo intuendo che presto ti ingannerà

sempre sapendo che adesso

schiaccia già. perché questo – tatuati i lividi al prezzo del destino

è già il tempo della rabbia;

così. come di sdegno

quel dio dev’essere stuprato. ora..

per mia carne, mia carne

mia grandissima carne.

irrimediabilmente ebrea.