Category: Poesia


incubo

epifanie rinascimentali –

da’ retta qui sull’Arno si vende fumo

sangue del tuo Porto

mestruale agonizzante

la libertà non è di strada

per anabbaglianti

in Via dell’Inferno,

ti ho disinnescata – Ginestra Fiorentina.

l’ autobus n° 2 lungo la strada

e con le caramelle in tasca era tutta un’altra storia.

lo sai chi c’è, il tuo fallimento migliore

a 99 cent. al minuto –

vibrano le suonerie dei ricordi

non puoi togliere volume

anche quando non ce n’è.

ne hai scartati tanti nell’indifferenziata

esaurito il tubetto del desiderio,

ad un orario a cui non averne rimpianti

senza parole da capo di Stato.

decine salgono e chiedono il biglietto

ognuno di loro è una minaccia

alla pubblica incolumità –

ma nessuno sa dove timbrare

al capolinea con scritto Deposito.

la via di casa è una cagnara

pari o dispari: nessuna differenza.

anche il sonno vuole la sua parte

e ha qualcosa da dire.

lo zoppo impara a zoppicare

mentre la notte ruzzola le scale –

i gatti puntano le zampe anteriori

alle fosse comuni della coscienza.

si aspettava più calore

dall’abbraccio di un Moscato.

brucia di vino dentro al petto

ne piange i connotati.

in amore lavora in franchising –

mi manchi tesoro, anche se non so chi sei

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Roma *****

 

 

l’impoetica del vostro tabacco

dal finestrino della fragilità;

falene palpitano

a fuochi in prospettiva.

 

 

rovistando nella monnezza

a Termini inciampa pure il gabbiano

e fa le ali grosse,

i bidoni ormai

hanno il saluto militare –

onanismo ontologico

della politica.

 

 

camminare viene prima

di un consiglio di lettura;

una quinta in Casilina, due sessioni open mic

ed un bacio alla ragazza più bella.

 

 

contro una sinistra da social network

ridi, che ti passano anche i TIR;

la democrazia vi ruba i sentimenti

settembre non è

un cimitero per zanzare.

 

 

ripassata la poetica

del nostro passeggiare,

le acque ci parlano

lungo i passi di una donna nel vuoto

sparando odio col silenziatore –

amate così la vostra rabbia

come un seno da scoprire in mezzo al buio.

 

 

contro un sole incipriato

di Dio non si può dire molto;

ardito il deodorante

in fondo al cesso, dentro al treno.

 

 

centrista quanto un bicchiere d’acqua

di fronte a te non ho altre scuse,

hai amato più in inverno che in estate –

nostra signora

della metropolitana.

NO TAP (contiene CK)

 

 

le cose si criticano solo se si affrontano

portafortuna in partite ufficiali.

 

mi piace se mi danzi sulle fantasie

in punta di piedi,

nel mio corpo il tuo teatro.

 

lo guardi dal finestrino

il mare ad Ancona,

ma non puoi metterlo dall’altra parte

per chi rinuncia al sesso in giacca e cravatta

 

figli di un piacere lancinante

anche il sole profuma di CK.

 

il respiro non fa più fermate

neanche per pensare,

ed il genio è una sublimazione dell’orgasmo

od un suo proseguimento dopolavoro.

 

Foggia con la pioggia sul vestito buono

e la ressa attorno a un Frecciabianca.

fra due minuti è quasi Lecce, è quasi Bari

r_________e.

amore epilessi

l’Elba assediata in un calice di birra

è la danza di una lingua attorno a un pene,

si scontano i peccati sotto al sole

e radono capelli come pesi alla coscienza –

orgoglio è quello che non si dice

oltre il punto dove un’isola comincia,

che in estate si sopporta proprio tutto

tranne il carnevale e le domande.

 

la lotta non va mai in vacanza – ahimè

né la letteratura per soggetti asessuati

avete i culi fatti tutti uguali.

ombre a scrocco – fra le darsene del ricordo

e una calata punk

abbronzeranno il tuo dolore;

di sale intessuto nel legno, l’orgasmo

mancato ad ogni pianto di bambino –

passando in poche curve

da una poesia all’altra.

 

 

Portoferraio resta a galla aggrappandosi alla rada

che sembra essere stata stesa lì per lei

come un diamante in maglia erosa dal vento –

qui i gatti sanno anche attraversare la strada.

 

entri a casa col pescato dei suoi versi

ubriacandoti dei campi e dei vigneti di Lacona,

lasci maturare i grappoli del sogno – alla deriva dei pensieri

però torni sui tuoi passi per un po’ di gelsomino

ed un vicolo rappreso del Buchino.

 

 

il Volterraio è fatto apposta

per erigersi agli assalti della nebbia

il suo corpo si arenava nella sabbia –

facendosi nudo

vestita in respiro di agave e colori autunnali

preziosa è la memoria del poeta

in pace con i suoi orari.

 

 

prende ferie dal rimorso, l’artigiano mattiniero

dove adesso abbaia il cane

ed il freno più non regge la discesa –

scolorita l’acqua razionato il pane.

 

le murene di Ortano sulla piastra

– ho imparato l’uomo qui fra questi monti –

mezzelune arancio stravaccate a sera

sopra i tetti di Piombino.

Rio Marina fuoco d’artificio

contro il cielo che si strizza nel canale;

lo scirocco saprà fare il suo mestiere

e lo zenit scorderà che cosa dire

 

 

dopo un paio di settimane qua

passa inosservata anche l’Italia,

quando la libertà rimase esule in Via Solferino

sotto la pioggia non c’era niente da scrivere a nessuno.

 

 

vorrei essere come questa terra

un verbo che non ha soggetto –

addormentarmi al vespro alla finestra degli abissi

fra le rive del sonno – risvegliarmi sul ciglio di una scogliera

fra colline rosse d’imbarazzo.

 

se la ascolti è come un quadro di van Gogh

stessi pochi, poveri pastelli:

mai una volta in cui due tele siano uguali

mai due sguardi della stessa confusione.

ad Acéphale
Questo tempo non si articola in parole
si scioglie come carne nella bara.
Ne rimarrà lo scheletro
se ne conteranno le ossa.
*
Reclamo la mia inappartenenza
il barbaro richiamo senza terra
l’accoglienza al vento che devasta
e libera presenza
l’occhio rivoltato al poi
il furore placato
il corpo abbandonato al suo deserto.
Reclamo l’odio senza oggetto
l’amore che ne stilla senza colpa
il tormento che abita il silenzio.
Reclamo la parola
la sua notte.
La mia riconoscenza.

A4 (2010)

..lei\

ha lasciato un braccialetto
disperso –
sul bordo del letto
colto al mattino s’è
perso –
caduto
tra il legno ed il muro.

 

qualcuno alla Tinaia
suonava Creep dei Radiohead;
nella danza ci scambiammo
2-3 volte, 2-3 passi
mantenendo però sempre
l’ordine dei sessi.

 

il profeta iracheno
esiliato
traduceva i propri versi
in vino, contro il Corano
noi estasiati
ubriache.

 

poi ci dissero <<andiamo>>
sussurrammo loro <<andiamo>>.

 

girò la chiave nella toppa
del portone a pochi passi
dalla luna ormai
tradita
che contandoci
piangeva,
di lì a poco
la vidi impallidita.

 

..nella danza
2-3 volte…

 

(non credo se lo fosse
tolto).

una notte (2005)

le tre duepunti otto

dell’universo vuoto, a un tratto

l’angoscia ti

penetra

nelle

ossa, ti

strozza giù il respiro; un

rantolo, sbuffo

– allunga

quel poco di

ossigeno, spinge

il sangue

su

giù –

per la mente e fino ai piedi.

 

 

 

 

il sonno

si

lascia rincorrere mentre

giochi

a

dadi con

Dio.

1.1.

RICORDI?
c’era un argine ingrossato;
un libro di Nietzsche
e una frase di Brecht.

– <<perdere.>>
– <<odiare.>>
furono parole pendenti
per prime dalle tue di labbra
(io – per me
avrei preferito la notte
che brucia lo stomaco
bevuta d’un sorso),
ho sentito spesso la tua

presunzione = fuggire da sé stessi perché assoggettati ad altri

e ne ho ricavato febbri insonni.

1.2

ci sono demoni borghesi,
alito di vino e sguardo eretto
sul tuo collo
nudo –

ma io che ti ho vissuta adesso
muoio,
zoppo,
in debito di alcune sbronze.

così è, il mio saluto liberato:
niente più parola e solo
carne
d’ora in poi –
vivere
scordando
di esistere.

mi hermano (2010)

il blu di notte sfuoca

casermoni smuffati

dalla carta vetrata del

vento

con divisa di lato

artigliano

lune corrucciate (+ del solito |

saranno epoche ormai

che le facciamo quell’effetto

lì);

 

lische ritte

sui tetti a catturare

 

segnali radio

o TV

scricchiola

 

le dita sui pulsanti

preso a pugni nella

pancia | vomita

 

un jazz

senza spiccioli

sulla piazza dalle orecchie

collegate ancora in streaming

 

troppe poche stelle in cielo

ed io soltanto

fuggendo

lo rapisco

better luck

next time.

NO РУТИНА (2011)

                                                                                                esplode

 

una piccola, Apocalisse di Fukushima
giorno per giorno –
dai brandelli dei nostri quartieri

 

…cada dìa.. cada dìa..

 
SENTITEVI BELLI

 
perché

 

si trasuda una guerra. potenza cingolata
dell’esistenza                                                                      di rimorchio
al bollettino dei caduti; oggi dì – ancora e come ieri
sotto il maggio sordo dei lavoratori

 

…cada dìa.. cada dìa..

 
non v’è deflagrazione atomica in grado di scalfire
né pisciatone spicciolo
di un tariffario ENEL
le mura alla fortezza della vostra

 

libertà

 

come onda anomala
di un senso che devasta.
smadonna oggi
un traboccare quotidiano | marea di un vile: catartico infinito
Tsunami che tempesta all’alba le città dei nostri

 

significati.