Il porcospino in pegaso

 

Edito da Felici Editore – http://www.felicieditore.it/index.phppagina=prodotti&idElemento=824&mode=6&catPrec=172

 

 

Prefazione di Alessandro Scarpellini

E’ sempre difficile decifrare la poesia, entrarci con l’ambizione e la superbia di poterla spiegare come un foglio di carta sgualcita o chiarire come una folla di segni neri che hanno significati nascosti. Si rischia di darle il nostro senso, il nostro profumo, il nostro odore. La poesia è altro… è un enigma da amare, un mare in cui tuffarsi e nuotare, un universo da vivere e far scorrere nelle vene/articolazioni dei sogni – pensieri – desideri. Non è forse lo stesso Jorge Luis Borges che nelle sue “Lezioni Americane” dice: “Ho passato la vita a leggere, ad analizzare, a scrivere (o a tentare di scrivere) e a gioirne. Ho scoperto che questo ultimo punto è la cosa più importante”.

Vorrei quindi semplicemente suggerire di gioire di questi versi e di cercare “dentro” se stessi / la realtà di cui facciamo parte (che potrebbe essere solo un’altra realtà di sogno, come dice lo studioso di filosofia della scienza Paul K. Feyarabend in un suo geniale libro quale Contro il metodo, Abbozzo di una teoria Anarchica della conoscenza”).

Edoardo Olmi d’altronde ha qualcosa di dionisiaco, usa le parole come soffi e spifferi di vento per aprire le porte della percezione al fine di vedere nel mondo altri mondi e in quei simboli vivi/morti che sono le parole la vita invisibile o che si nasconde negli anfratti della vita comune. Si muove come una sorta di sciamano dei sensi e ricorda in questo James Douglas Morrison, la voce dei Doors e autore di “The Lords and The New Creatures – Poems”, oltre che certi poeti e cantori della beat generation (Gregory Corso, William S. Burroughs, Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti, Neal Cassidy, Allen Ginsberg, etc.).

Le sue parole sono un punto di vista in movimento, non epigrafi di cose accadute o commiati più o meno commoventi dalla vita.

Se la sua raccolta di poesie fosse paragonata ad una città, se pur immaginaria e creata dalla sua mente curiosa, la sua poesia non potrebbe essere assimilata o avvicinata alla strada principale, al corso affollato e illuminato, se mai ai sobborghi, ai vicoli, alle fogne e a ciò che si muove sottoterra, ai giardini nascosti, agli angoli bui e segreti, a ciò che si vede e che non si vede.

E’ un poeta dell’invisibile … che rivela le realtà profonde dell’essere e del non essere, un po’ come Tom Waits nelle sue canzoni e nelle sue liriche (che hanno echi del passato, oltre che dell’inconscio e di ciò che vive dentro ogni cosa/persona).

 Rattle Big Black Bones / in the Danger zonenella zona di pericolo /there’s a rumblin’ groan c’è un rumblin ‘gemito / down below in basso / there’s a big dark town c’è una grande città scura / it’s a place I’ve found E ‘un posto che ho trovato /there’s a world going on C’è un mondo in corso /UNDERGROUND UNDERGROUND /they’re alive, they’re awake sono vivi, sono sveglio /while the rest of the world is asleep mentre il resto del mondo dorme /below the mine shaft roads al di sotto della miniera strade /it will all unfold sarà tutto dispiegarsi /there’s a world going on C’è un mondo in corso /UNDERGROUND UNDERGROUND[1]

La vita  per Edo è una risorsa e una possibilità, non demanda la felicità ad un mondo ultraterreno e salvifico.

L’uomo per lui è fatto di carne, di eros, di pensieri, di caos, di luce ed oscurità, di presente… non di Dio, di stato, di altri e di altro, e neppure di domani.

Egli provoca di continuo il lettore, lo spettatore: lo stimola, gli pone domande, lo coinvolge in problemi, creando una atmosfera in cui egli possa scavare, andare a fondo, indagare, al fine di ribaltare, da solo o insieme ad altri, l’enigma e il mistero dell’esserci e dell’esistere.

Nelle parole c’è la vita sommersa e altre vite possibili.

E lui è il primo lettore dei suoi versi, il crogiuolo di sensi e pensieri in cui la vita deve scorrere e cambiare… al fine di mutarlo, trasformarlo, liberarlo dalle scorie delle abitudini e del modo comune (massificante) di vedere/vivere ogni cosa.

Le parole stesse a volte sembrano essere improprie ed arbitrarie per rivelare ciò che è segreto e quasi inesprimibile, tanto che la chiarezza farebbe torto alla verità profonda.

Come dice Eliot,  il poeta deve deviare il linguaggio rendendolo significativo.

D’altronde il linguaggio della poesia è un linguaggio intessuto e bagnato di antitesi, ossimori, termini superlativi e paradossi, poiché le parole devono risvegliare la mente dalla letargia delle abitudini  e dalle consuetudini linguistiche e di pensiero (conseguentemente di comportamento)… creando meraviglia e stupore, facendo a tratti intravedere ed emergere ciò che il linguaggio ordinario della realtà e degli uomini comuni aveva volutamente o incoscientemente velato o sepolto.

Per Edoardo, che ama l’intimità e la segretezza, la poesia è un tentativo di risvegliare sé e gli altri, muovendosi alle frontiere del linguaggio.

Un viaggio, una partita a scacchi con se stessi e con la vita/morte, una consapevolezza da conquistare, l’isola che c’è, l’aquilone rosso nel cielo nuvoloso, lo straccio nero intinto di un amore difficile e diverso, il sogno che sogna se stesso, la farfalla di Chuang-tzu e la ginestra che vive fra la lava infuocata…

Non è un modo per rassicurarsi, commuoversi e commuovere, rincuorarsi, sopravvivere…

Arthur Rimbaud in suo scritto asseriva che: “ Il poeta si rende veggente con un lungo, ampio, meditato sconvolgimento di tutti i sensi – ogni forma di amore, di sofferenza, di follia”.

Edo ha necessità di parlare, poiché ha ascoltato le voci forti e sommerse della vita.

Henri Bremond , nella sua opera Priére et Poesie, ci illumina e ci inquieta con semplici parole: “Tra i caratteri peculiari del poeta vi è il bisogno tormentato di comunicare la propria esperienza, e quanto più è poeta, tanto più gli riesce facile, anzi necessario, trasformare come per magia le parole, in modo che qualcosa di questa esperienza passi, dalla sua anima profonda, nella nostra”.

   Perché questo libro? Perché un porcospino in un cavallo alato? Perché scrivere? – qualcuno potrebbe chiedere.

Mi verrebbe semplicemente da rispondere che i versi di Edoardo sono una sfida continua, nascosta e profonda, per amare di più e diversamente la vita.

 


[1] Underground (Song lyrics) from the album “Swordfishtrombones” :

Rattle Big Black Bones / in the Danger zone / there’s a rumblin’ groan / down below / there’s a big dark town / it’s a place I’ve found / there’s a world going on / UNDERGROUND / they’re alive, they’re awake / while the rest of the world is asleep / below the mine shaft roads / it will all unfold / there’s a world going on / UNDERGROUND

 

 

 

Qui davvero lo si dovrebbe trovare (e se non lo si trova qui, denudatevi per protesta al cospetto dei gestori):

 

– Libreria Feltrinelli (Firenze)

– Libreria Edison (Firenze)

– Libreria Martelli (Firenze)

– Libreria Melbookstore (Firenze)

– Libreria café La Cité (Firenze)

– Libreria café Cuculia (Firenze)

– Centro sociale “Il pozzo”, Comunità delle Piagge (Firenze)

– Circolo anarchico fiorentino (Firenze)

– Libreria Gulliver (Pontassieve, FI)

– Biblioteca comunale di Rignano sull’Arno (FI)

– Biblioteca comunale di Reggello (FI)

– Libreria Felici di leggere (La fontina, S. Giuliano Terme, PI)

– Libreria Coop di Piombino (LI)

– Galleria d’arte Wunderkammer (GE)

– Sportelli del Libero Ateneo della Decrescita (RO) http://www.ecoculture.noblogs.org

– Teilnahmerei, Kreuzberg, Berlin http://teilnahmerei.noblogs.org/

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