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A pagina 11 la definisce – o meglio la azzardo, e tu interpretala nella direzione che preferisci: – …la cosa migliore realizzata dalla mia generazione.; e un po’ più avanti cita Deleuze insieme a Guattari, autori di riferimento per quella Nietzsche Renaissance che ha attraversato anche le due decadi a cavallo del terzo millennio.

Decadi che hmdcanno visto sorgere e tramontare il fenomeno di controcultura dei rave e della free tekno, restituito in quest’opera libraria da Vanni Santoni, autore classe 1978, cresciuto e maturato nel pieno di questa parabola storica e culturale, più o meno giovanile.

Parabola che dal mio punto di vista – di una mezza generazione successiva alla sua – pone, e in qualche modo ha posto fin dall’inizio, non poche questioni di eredità o di successione.

Lo stesso Santoni – giovane ventenne valdarnese nel pieno delle forze e delle energie psicofisiche, al tempo in cui si fa riferimento nel romanzo – ci offre un punto di vista interno di questa parabola, suo e di altri “compagni di avventure”, nel tentativo sia di metterne in luce le tensioni e le dinamiche – spesso offuscate e strumentalizzate da media e morali – sia di comprendere le ragioni che hanno portato ad una sua fase decadente e di progressivo esaurimento.

E prima ancora che della repressione – talvolta purtroppo ineluttabile, ma sempre in qualche modo eludibile, fronteggiabile e potenzialmente superabile, qualora una convinzione sia tanto radicata quanto radicale – l’autore stesso sembra temere la perdita di mordente, antagonismo, autenticità ed orizzonte politico, come fattori a loro modo determinanti di questo esaurimento.

Un’ interpretazione quanto meno interessante per chi – come me – cresciuto in un panorama socio-culturale affine quando non sovrapponibile, ha trovato nel così detto “attivismo sociale” una via di superamento dei limiti, ma al tempo stesso di possibile completamento, di tutto quello che di più o meno positivo, quella parabola ha espresso o cercato di esprimere.

Nella convinzione che proprio nella morte dell’esistenza e della soggettività, essa abbia trovato il proprio punto debole esiziale, là dove uccidendo Dio e l’Uomo, si sarebbe dovuto recuperare riqualificandolo, e non seppellire, un essere umano potenzialmente rinnovato, e liberato dalle millenarie catene dei sistemi di potere.

E ciò che forse più di ogni altra cosa mi è piaciuta in queste 130 pagine di “Solaris – Laterza” – collana dedicata a raccontare il mondo Oltre il Novecento, per dirla alla Revelli – è stato proprio l’averci percepito (o almeno, così mi è parso), un’attitudine od una volontà da parte dell’autore, di venire incontro a questa mia convinzione ed aspirazione.

Là dove nelle scorribande e nelle vicende dei personaggi che le animano, non c’è traccia di vero e proprio nichilismo, se non nella misura dialetticamente necessaria a riconoscere che E’ quello il problema. Ci credono troppo. L’assenza di quel minimo di nichilismo, di autoironia, ti fa fare qualche scivolone.

Ed anzi sembra quasi essere umanistica, la tensione vitalistica che scardina le catene identitarie, e afferma una possibile pienezza e libertà dei sensi, come restituito ottimamente anche dal pezzo inserito poi in quarta di copertina, e in promozione editoriale del libro.

A questo giro non ho particolari critiche da fare al lavoro nel suo complesso, se non che in alcune fasi lo scorrimento della narrazione un po’ si appesantisce, come nella vicenda – comunque positivamente e sinceramente autoironica – della “tenda per goani” o nella “mappa di navigazione satellitare Firenze-Porto Alegre”, dove forse qualche intermezzo psicologico in più, avrebbe fatto defluire meglio e reso ancora più coinvolgente il viaggio mentale, di rimorchio a quello reale.

L’attacco mi ha ricordato in qualche modo certi romanzi realisti popolari della prima metà del secolo scorso, molto presenti nella “tradizione” letteraria fiorentina, nell’abbozzo di uno stile classico discorsivo elaborato. E se da un lato iniziavo ad inquadrare Santoni come possibile erede post-moderno di un Palazzaschi o Pratolini, dall’altro qualcosa nel mio inconscio cominciava già oniricamente e simpaticamente a temere, per la tenuta psicologica della lettura sul lungo periodo. Poi per fortuna però, la destrutturazione narrativa comincia a defluire lungo le rapide della narrazione; e allora mi sono ricordato che questo tipo di approccio – quello di disintegrare un soggetto classico/dominante, messo a presupposto di ogni tipo possibile di discorso – è un divertente leitmotiv piuttosto ricorrente di una generazione che, almeno dal mio punto di vista, ha teso a confondere soggettività con soggettivismo ed assoggettamento.

In altre fasi invece – soprattutto della prima parte – la sospensione della punteggiatura, l’intrippamento narrativo, la forte intensità del dinamismo psichico e onirico nei ricordi o nel flusso coscienziale – sintomo di forti sedimentazioni esperienziali – sembrano voler dilatare il senso di perdizione, per ampliare l’esperienza psichedelica del testo.

Ma può anche darsi che queste siano solo suggestioni apocrife di un lettore profano che – come me – ha vissuto il mondo dei rave, free tekno e sostanze psicotrope, in maniera del tutto marginale (la 72 ore fiorentina, le sue vicissitudini e i suoi incasinamenti, me la ricordo, appena ventenne, e in piena fase post-punk spiritualista).

Nella sensazione prima, e convinzione poi, che – pur con tutto il valore, la bellezza ed il divertimento ovviamente – si trattasse di qualcosa destinato in qualche modo ad esaurirsi e che, la azzardo, Santoni, e tu interpretala nella direzione che preferisci: la cosa migliore realizzata dalle nostre generazioni, dovesse e potesse ancora arrivare.

In attesa dei postumi l’ardua sentenza, un grazie in ogni caso te lo mando, per aver traslitterato ancora una volta nel mondo dei libri, in chiave del tutto sincera e nient’ affatto retorica, il mondo giovanile attuale o del recente passato.

E con inguaribile eccesso di Ego, tipico di quell’anti-renzismo che – come ogni “anti” – risente inevitabilmente del proprio contrario, non posso che suggerirti ancora una volta il valore storico di questo libro; prima ancora che documentario.

Santoni

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Reading contro la pena di morte, con la partecipazione straordinaria di Karl Guillen e il gruppo delle Rome’s Revolutionary Poets Brigade http://romerevolutionarypoetsbrigade.blogspot.it/

virgilio

Il collettivo Bibbia d’Asfalto (http://poesiaurbana.altervista.org/), sarà presente al festival internazionale di poesia “Terra di Virgilio” a Mantova, con un reading domenica 24.

ad Acéphale
Questo tempo non si articola in parole
si scioglie come carne nella bara.
Ne rimarrà lo scheletro
se ne conteranno le ossa.
*
Reclamo la mia inappartenenza
il barbaro richiamo senza terra
l’accoglienza al vento che devasta
e libera presenza
l’occhio rivoltato al poi
il furore placato
il corpo abbandonato al suo deserto.
Reclamo l’odio senza oggetto
l’amore che ne stilla senza colpa
il tormento che abita il silenzio.
Reclamo la parola
la sua notte.
La mia riconoscenza.

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A.I.A.S.P. Casa dei Popoli

Viale Irpinia 50, 00177 Roma
ore 20.30

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Il 20 novembre 2014 alle ore 20:30, nuovo reading della Brigade presso il Café Voltaire in Via dei Cerchi (Roma, zona Circo Massimo). Serata sul tema del lavoro con letture tratte da “Articolo 1: una Repubblica AFfondata sul Lavoro”. In attesa dell’evento a cui parteciperanno Marco CinqueAlessandra Bava, Angelo Zabaglio e Andrea Coffami, Edoardo Olmi insieme a Annamaria Giannini e Maria Desiderio.

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Un mercato di poesia per partecipare attivamente alla giornata internazionale di CHANGE; 100mila poeti per il cambiamento. Ci incontreremo a Piazza Nuccitelli del Pigneto alle dieci e trenta per trascorrere insieme tutta la giornata in collaborazione con la Fucina 62 e per finire all’AIASP casa dei popoli sulla Prenestina in via Irpinia 50 con una serata teatrale che ci riempirà occhi e mente, al grido di CHANGE.
Siamo una frangia italiana di un movimento poetico internazionale. Ci proponiamo di veicolare un messaggio radicale di cambiamento sociale per il mezzo del linguaggio e dell’azione poetica e artistica, ritenendoli irriconducibili e quindi inafferrabili al “discorso del potere”:
1) Superamento dei modelli economici basati sul profitto, in favore di nuove forme di cooperazione sociale dal basso.
2) Autogestione del lavoro e dei processi decisionali.
3) Pieno e incondizionato diritto di accesso ai beni primari (casa, salute, occupazione, educazione, cultura, esistenza).
4) NO alle guerre, per una pacifica risoluzione di tutti i conflitti e la smilitarizzazione dei territori.
5) Promozione di una cultura di pace e solidarietà a livello internazionale, a fianco delle lotte di tutti gli oppressi e di tutte le oppresse.

 

ALTRI EVENTI SARANNO REALIZZATI IN TUTTO IL TERRITORIO ITALIANO E IN DECINE DI PAESI DEL MONDO

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Le Edizioni E/O vi invitano all’incontro WORLD POETRY MOVEMENT – con la partecipazione di Rome’s Revolutionary Poets Brigade e Bibbia d’Asfalto – Poesia Urbana e Autostradale – testi e letture Marco CinqueAlessandra Bava, Edoardo Olmi, Redent Enzo Lomanno – musiche dal vivo Giuseppe Natale (chitarre) e Marco Cinque (fiati etnici, percussioni).

Nell’ambito di un mese internazionale di mobilitazione poetica pacifista convocato dal World Poetry Movement.

 

 

A4 (2010)

..lei\

ha lasciato un braccialetto
disperso –
sul bordo del letto
colto al mattino s’è
perso –
caduto
tra il legno ed il muro.

 

qualcuno alla Tinaia
suonava Creep dei Radiohead;
nella danza ci scambiammo
2-3 volte, 2-3 passi
mantenendo però sempre
l’ordine dei sessi.

 

il profeta iracheno
esiliato
traduceva i propri versi
in vino, contro il Corano
noi estasiati
ubriache.

 

poi ci dissero <<andiamo>>
sussurrammo loro <<andiamo>>.

 

girò la chiave nella toppa
del portone a pochi passi
dalla luna ormai
tradita
che contandoci
piangeva,
di lì a poco
la vidi impallidita.

 

..nella danza
2-3 volte…

 

(non credo se lo fosse
tolto).

PpA me il Santoni dei “Personaggi precari” piace, forse addirittura più di quello di “In territorio nemico” e della SIC; e non ho ancora avuto modo di leggere il suo esordio nell’impervio mondo dei Fantasy.
Suonerà azzardata come considerazione, paragonare un libriccino di 150 pagine, fatto di estratti di blog – per quanto selezionati – e frammenti psichici, a romanzi epici e sperimentazioni     di scrittura collettiva senza precedenti veri e propri di questo tipo (anche se almeno in Italia, già da prima di Wu Ming, tentativi e produzioni similari ne abbiamo avuti/e); ma tant’è.
Sulla scia di “Se fossi fuoco, arderei Firenze”, e col beneficio di inventario – come detto – del Fantasy, per me il Santoni che pone l’attenzione o – per così dire – valorizza di più (e gioca con) le soggettività diffuse, resta quello maggiormente significativo da un punto di vista strettamente letterario e soprattutto quello più – come si dice in gergo spiccatamente tecnico – piacevole.

Vanni Santoni è uno scrittore eclettico, lo sta dimostrando proprio la significativa varietà delle sue produzioni e dei suoi approcci. Uno scrittore ancora giovane per il mestiere, eppure già molto prolifico, che sembra voler concedere ancora molto alla “beata incoscienza” della sperimentazione.
Sebbene egli stesso, nella testata del blog che nel 2004 iniziava ad ospitare i Pp, sottolineava che “I personaggi offerti da Personaggi precari sono disposti ad accettare ruoli sia primari che marginali, a tempo determinato o indeterminato, e autorizzano il datore di lavoro a disporre delle proprie prestazioni in modo assolutamente arbitrario”, credo che Raoul Bruni sia nel vero quando nella sua postfazione sostiene che “Per Vanni Santoni la precarietà è innanzitutto una categoria esistenziale e psicologica, che non può essere in alcun modo ridotta a dato angustamente economico-giuridico.”

Queste pagine ci regalano infatti un mosaico di tipi e momenti psicologici, irriconducibili al “discorso del potere” in senso classico, ma che coi cristalli di potere diffusi “giocano giocoforza” a scontrarsi e relazionarsi.
Una post-moderna e post-strutturalista “disintegrazione di soggettività”, dove però la precarietà – ben masticata dal lessico quotidiano di una generazione – sembra tornare a rivestire il ruolo che già fu della città di Firenze, nel romanzo storico-documentario edito da Laterza nel 2011. Ovvero quello di “para-protagonista”, in una (de)strutturazione letteraria totalmente priva di uno o più personaggi principali che dominano la scena; in chiave di un’orizzontalità dell’intreccio narrativo che si potrebbe appunto definire a poteri (o contropoteri) diffusi.
Un tema, questo della morte o disintegrazione del soggetto psicologico tout-court o dominante/di riferimento, che sembra essere molto caro allo srittore valdarnese, avendo caratterizzato sia l’Io narrato in “Se fossi fuoco, arderei Firenze” e appunto “Personaggi precari”, sia principalmente l’Io narrante di “In territorio nemico”. E avendo addirittura caratterizzato in qualche modo entrambi, nel libro a quattro mani con Matteo Salimbeni “L’ascensione di Roberto Baggio”. Dove però l'”agnosticismo scenico” che si potrebbe dire, accompagna – diversamente – i primi due, si converte qui a vera e propria te(le)ologia monoteista, per dare voce alle magie del Divin Codino, sulle bocche e nei ricordi dei suoi fedelissimi (sono queste già delle tracce di attitudini poetiche?).

Ma come la bella e maledetta Firenze del 2011, anche in questo libriccino targato Voland, il “para-protagonista” precarietà, cuce tacitamente e inconsciamente le fila di uno scenario apparentemente schizofrenico (predisposizione che si era manifestata già nel romanzo di esordio con Feltrinelli, “Gli interessi in comune”. Dove il compito toccava stavolta – forse in chiave un po’ più esplicita – alle sostanze psicotrope). E l’intreccio casuale e coattivo dei personaggi, semba voler proprio misconoscere e quasi rimuovere, quel minimo comun denominatore che loro malgrado (e contro ogni loro stessa insopprimibile e onirica volontà di fuga e di potenza) li caratterizza.
E il Santoni dei “Personaggi precari” – come già a suo modo quello di “Se fossi fuoco, arderei Firenze” – è un penetratore psicologico assolutamente spietato, arrogandosi quasi una dantesaca facoltà di “dividerci e spedirci tutti/e, fra Paradiso, Purgatorio e Inferno”. Oltre ad essere un eccellente nomenclatore, data la straordinaria varietà di nomi propri (non poteva essere altrimenti) che battezzano ognuno di questi squarci psicologici di contemporaneità.

Cosa manca? Forse un po’ meno di italianità, e una maggiore presenza di elementi “stranieri” o acquisiti. Per dare più pienamente voce ad un corpo e ad un tessuto sociale dove il “leitmotiv” della precarietà, si è amalgamato negli ultimi decenni a quello della multiformità etnica e culturale, con l’arrivo anche in Italia di milioni di persone originarie di altri paesi e continenti.

“Personaggi precari” è un libro tascabile, uno di quei libri che ti viene voglia di tenere in borsa o nella giacca e portare a zonzo durante le mille peripezie quotidiane, e giocare a farti domande del tipo “oggi che Personaggio precario sono” o “con quale Personaggio precario mi trovo ad avere a che fare”.
Una precarietà che, come restituito attentamente anche dall’editore nella quarta di copertina, è passata dalla semplice cronaca alla stessa struttura del testo; da parte di un autore che, come già ossrvato dallo stesso Bruni in postfazione, sta portando marche stilistiche fresche, e forse a loro modo inusitate, al patrimonio della letteratura italiana contemporanea.

Un’avventura nata – secondo le dichiarazioni di Santoni – come stimolo originario a tenersi attivo quotidianamente in chiave di produzione letteraria. E che oltre a rischiare di diventare un tormentone più o meno generazionale (oltre 7.000 personaggi prodotti dal 2004 ad oggi – se non ho mal capito – e non credo l’autore abbia intenzione di chiudere i conti dopo questa antologia), può offrirci una bussola proprio per imparare ad orientarci e districarci nella tanto tormentata epoca della precarietà (materiale quanto esistenziale, savansadì):

Giocare a farsi raccontare come Personaggio precario, ed imparare a farlo a nostra volta con le persone stesse che ci stanno attorno.

Per scoprire magari che i nostri sogni e le nostre paure; le nostre rivincite e le nostre sconfitte; i nostri orgogli e le nostre miserie, ci accomunano più di quanto saremmo disposti/e ad ammettere fino in fondo a noi stessi/e.

 

Santoni