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Questo libro non è una silloge, una raccolta di poesie, è un’opera corale in versi. Inoltre il taglio filosofico la rende più pittorica e adatta ad un’ interpretazione teatrale.

L’autore dice che la poesia non la cerchiamo perché non sappiamo più dove trovarla, ma è lei che cerca noi. La poesia che abbiamo appreso nei libri di scuola e che spesso non abbiamo amato si ribella. In questo libro prende le sembianze di una musa inquietante che smania e non vuole morire. Vedo abbastanza calzante la citazione dell’opera di Dalì, in questo caso al singolare, (Le muse inquietanti) perché ogni verso è sfiorato dal surreale. Le sue cellule, se vogliamo, sono il nostro corpo creativo e il tempo le rigenera.

Quando questo avviene, ci rivela un segreto: lei esiste ancora.

Nell’interpretazione teatrale della lettura, durante la presentazione avvenuta al Caffè Letterario, ho avvertito un richiamo. Nelle voci degli interpreti un adattamento al canto, quello che attraversa il dolore manipolato dal colore nel voler essere materia. Il ritmo si apre e si chiude, nel volo dell’ascolto si sbattono forte le ali per andare verso l’ alto e si precipita verso il basso e poi tutto rallenta e ci si muove senza meta. Questa poesia attraversa il trascendente ritagliando la realtà, perché è dalla comprensione della realtà che può esistere l’oltre. Se lei esiste, la poesia, esistiamo anche noi, e il processo illusorio dell’ora diventa sempre. Per esistere dobbiamo rinforzare il sistema immunitario del nostro se, mentre l’io langue di sottofondo, noi resistiamo all’omologazione.

Resistiamo ai confini prestabiliti, ai suoni consueti, alle etichette, alla brutalità, alla banalità e al dolore, per farne materia pittorica. Questa poesia non appartiene alla nostalgia, alla sfumatura, ma al distacco. Così possiamo entrare con forza nella realtà, in quella dimensione quantica che ci appartiene, o nel macrocosmo della metropoli che ci accoglie e ci rigetta. Dobbiamo assaporare il dettaglio per tentare di carpire il senso dell’intero, il numero, dobbiamo fare omaggio alla parola che si fa segno. L’offerta a metà prezzo dell’ispirazione non interessa alla poesia. Si può ritrovare la nostra musa inquietante se c’è il coraggio di arare di nuovo una terra che ancora ci appartiene.

E’ da tempo che cerchiamo una nuova umanità nel linguaggio, che vogliamo scavare nei più profondi significati della parola, espressione di una galassia di interpretazioni, ma spesso ritorniamo all’ovile della narrazione, della consequenzialità temporale. In questi scritti, in questi canti, in questi affreschi c’è il desiderio, lo slancio propulsivo anarchico già intrapreso da Rimbaud e Verlaine, ma tutto è rigettato nel mondo dell’oggi. Ascoltando questi versi ne diventiamo i creatori stessi, perché trattano ciò che ci appartiene e poi l’ insieme arretra e ritorna all’autore. L’uniformità non è di questo mondo, e quindi lo spaziotempo si risolve in momenti di rivelazione di poesia. Il caso non esiste, è solo uno strappo, un’intuizione che non ricongiunge il passato al futuro ma lo richiama lo desidera. L’ autore sente l’ eredità provocatoria degli artisti della pop, diviene strappo il suo verso come nelle opere dell’artista Mimmo Rotella. Lo strappo è un atto violento ma liberatorio e libertario, lascia spazio all’immaginazione di agire e si fa interprete di un nuovo modo di essere. E’ da quel punto di rottura che possiamo amare il passato e ricreare il nuovo.

Gabriella Becherelli

Gabriella Becherelli

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Aymonino, Paternoster e Olmi sono i vincitori della dodicesima edizione del Premio Internazionale Nabokov

Sono Livia Aymonino per la narrativa, Renzo Paternoster per la saggistica ed Edoardo Olmi i vincitori della sezione editi della dodicesima edizione del Premio Internazionale Nabokov 2017.

Nello splendido scenario del teatro salentino di Novoli, a pochi chilometri da Lecce, la giuria coordinata da Piergiorgio Leaci, sabato 13 gennaio ha assegnato i premi.

Un lungo filo ha unito i libri editi e i libri inediti, come ha ricordato l’editore Andrea Giannasi, grande bibliofilo, che ha condotto la serata intervistando i tanti finalisti. E così la storia del Novecento, il secolo breve che ha rappresentato un vero spartiacque nell’umanità, è salita sul palco.

Per questo ha vinto nella sezione editi di narrativa Livia Aymonino con “La lunga notte di Adele in cucina”, pubblicato da Giunti, un romanzo che ci racconta – tra la proposta di numerose ricette – una generazione che ha scardinato le regole e rovesciato il mondo. I sessantenni di oggi ancora in sella ad un motorino senza casco. Al secondo posto Fabio Massimo Franceschelli con il romanzo “Italia” (Del Vecchio) ambientato dentro un centro commerciale con ingiustizie, miserie e nobiltà, scattando una fotografia impietosa del nostro paese. Terzo si è classificato il delicato e sensibile viaggio nel mondo di Emily Dickinson di Lorenzo Gobbi con il romanzo “Emily e il vento” (Castelvecchi).

Nella saggistica il primo posto è andato a Renzo Paternoster con “Campi: deportare e concentrare” (Aracne) un lungo e ben documentato lavoro sull’esclusione e sulla genesi e lo sviluppo dei campi di concentramento. Da Fenestrelle usato dai piemontesi per rinchiudere i ribelli meridionali ai campi di rieducazione coreani. Alessandro Izzi con “Le strategie dell’oblio” (Universitalia) si è aggiudicato il secondo posto grazie ad un lavoro sul rapporto tra cinema e televisione italiana sul tema della Shoah. Terzo posto per Giuseppina Mellace con il saggio “L’oro del Duce: la vera storia dell’oro di Dongo e degli altri tesori occultati dal regime fascista” (Newton & Compton), dove l’autrice raccoglie le storie intorno agli ultimi giorni della Repubblica sociale italiana nell’aprile del 1945.

Nella poesia il primo posto è andato al devastante Edoardo Olmi con “R:Existance” (Ensemble) dimostrando che la poesia non solo è ancora viva, ma può essere il vero cantiere dove i temi sociali, politici, etici e culturali possono trovare motivo di incontro (e perché no anche di scontro). Secondo posto per Chiara Nobilia, quest’anno già vincitrice del “Contropremio Carver” con la stessa raccolta, ovvero quel forte percorso poetico che si può incontrare leggendo “Pietre e Amarene” (Giovane Holden). Terzo Farhad Ali Zolghadr con “Sulla tenera pelle” (Lietocolle).

Per gli editi di narrativa hanno vinto la pubblicazione con Tralerighe libri – il marchio editoriale che fa libri come pietre d’angolo diretto da Andrea Giannasi – i primi due classificati. Al primo posto Paolo Miggiano con “La guerra di Dario”, tre storie di tre giovani vite spezzate dalla Camorra a Napoli. Al secondo posto il viaggio di una bambina verso l’olocausto e le leggi razziali scritto da Barbara Rosenberg con “Viaggio in Germania”. Al terzo posto Bruno Contini con “La Grande guerra del Salento”.

Per la saggistica inedita primo posto per Lucia Immordino, “Studio sul riso. Dio non ride”, secondo per Daniela Mancini, “La campanella suona sempre due volte” e terzo per Luca Danieli, “Il barAtto Democratico”.

Nella poesia inedita primo posto a Giusi Fontana, “Tornerà a nevicare e noi muti; secondo Giovanni Minio, “Cento poesie”; terzo Cinzia Manetti, “Armonia d’amore”.

Distribuiti anche premi con pubblicazione dei manoscritti con AbelBooks in formato digitale e cartaceo.

La giuria ha voluto assegnare anche il Premio speciale per la memoria e le tradizioni popolari ad Eufemia Attanasi con “Sull’estro della tradizione – Riti e costumi del Salento e della Grecia Salentina” (Pelasgos) e le menzioni speciali ad Alessandro Romano, “Lento all’ira” (Esperidi) e a Pina Petracca, “Solitudini a Sud della tua luce” (Esperidi).

Infine un premio anche all’ospite della dodicesima edizione l’onorevole Souad Sbai autrice di “Le ombre di Algeri” (Armando Curcio).

Appuntamento alla tredicesima edizione con il bando già aperto e pubblicato sul sito del Nabokov.

www.premionabokov.com

 

 

In Salento, il 13 gennaio, la finale del premio letterario Nabokov 2017

Si terrà sabato 13 gennaio 2018, ore 16.00,  a Novoli (Lecce) presso il Teatro Comunale, Piazza Regina Margherita, nell’ambito di Incipit Festival Letterario, la premiazione della dodicesima edizione del Premio letterario Internazionale Nabokov 2017.
La giuria, guidata da Piergiorgio Leaci, dopo attenta lettura ha definito la rosa dei finalisti per la sezione editi e inediti di narrativa, poesia e saggistica che andranno in finale in Salento. La premiazione con presentazioni dei libri e degli autori sul palco del teatro sarà a cura di Andrea Giannasi, direttore di Prospektiva. E questa è la prima novità di questa edizione: ovvero la sinergia tra il Premio Nabokov con il contenitore e laboratorio letterario (attivo dal 2004 con festival letterari in Toscana, Puglia, Lazio e Calabria).
Altra novità sarà l’ingresso anche della casa editrice Tralerighe libri, tra i promotori della lettura, che pubblicherà alcuni dei premiati, come già avvenuto nell’edizione 2016 con i libri di Francesco Sinigaglia e Primavera Fisogni.
Ma andiamo a conoscere i nomi dei finalisti sezione per sezione:
Per gli editi di Narrativa si contenderanno la vittoria: Lorenzo Gobbi, “Emily e il vento”, Castelvecchi editore; Lucia Stefanelli Cervelli, “L’innocenza dei perversi”, Homo Scrivens edizioni; Mauro Bortone, “Dove nessuno è innocente”, Besa editrice; Fabio Mundadori, “L’altra metà della notte”, Damster edizioni; Fabio Massimo Franceschelli, “Italia”, Del Vecchio Editore; Alessandro Izzi, “Come seme sotto raffiche d’inverno”, Giovane Holden Editore; Livia Aymonimo, “La lunga notte di Adele”, Giunti.
Per la Saggistica edita: Raffaele Sinno, “Bioetica e bioterrorismo: aspetti scientifici, etici, giuridici”, Levante editori; Claudio Tugnoli, “La dialettica dell’esistenza: l’Hegelismo eretico di John McTaggart”, Franco Angeli Editore; Giuseppina Mellace, “L’oro del Duce: la vera storia dell’oro di Dongo e degli altri tesori occultati dal regime fascista”, Newton Compton Edizioni; Alessandro Izzi, “Le strategie dell’oblio”, UniversItalia Edizioni; Renzo Paternoster, “Campi: deportare e concentrare”, Onorati editore; Claudia Cencini, “Guerra e amore”, Stampa Alternativa; Andrea Duranti, “Esilio, memoria e libertà – Storia della diaspora iraniana”, Stampa Alternativa.
Per la Poesia edita: Rosa Maria Vinci, “In bilico…”, Edizioni Nuove Proposte; Edoardo Olmi, “R:Existance”, Ensemble Edizioni; Chiara Nobili, “Pietre e amarene”, Giovane Holden Edizioni; Flora Amelia Suàrez Càrdenas, “L’immagine è poesia”, Tabula Fati Edizioni; Farhad Ali Zolghadr, “Sulla Tenera pelle”, LietoColle Edizioni; Marcella Delle Donne, “Donne donne – Eterni dei”, Editore Manni; Mara Bachiorri, “Eternal Roots”, Albatros edizioni; Dora Laera, “Dai silenzi dell’anima”, Aletti editore;
La giuria ha deciso di assegnare il premio speciale per la memoria e le tradizioni popolari a: Eufemia Attanasi, “Sull’estro della tradizione – Riti e costumi del Salento e della Grecia Salentina”, Edizioni Pelasgos.
Menzioni speciali agli autori: Alessandro Romano, “Lento all’ira”, Esperidi edizioni; Souad Sbai, “Le ombre di Algeri”, Mursia editrice; Pina Petracca, “Solitudini a Sud della tua luce”, Esperidi edizioni.
Nella sezione inediti in finale per la narrativa: Barbara Rosenberg, “Viaggio in Germania”; Claudia Saba,  “In viaggio per la felicità”; Danilo Cristian Runfolo, “Lui è infinito”; Fabia Trotta,  “La città del ritorno”; Bruno Contini,  “La Grande Guerra del Salento”; Luigi Rigamonti, “Trentotto ore”; Renata Asquer, “Frontiere”; Paolo Miggiano, “La guerra di Dario”; Giulia Reale, “Manolo e i Wild Boys”.
Per Saggistica inedita: Cristiana Boldo, “Fenomenologia di Manuel Agnelli: mitopoietica in rete”; Lucia Immordino, “Studio sul riso. Dio non ride”; Luca Danieli, “Il barAtto Democratico”; Giuseppe de Felici, “Il sogno e la ragione”; Daniela Mancini, “La campanella suona sempre due volte”.
Per la poesia inedita: Maria Antonietta Carlino, “La vita del cuore di una donna”; Alessandro Cannavale, “L’uomo randagio”; Giusi Fontana, “Tornerà la neve e noi muti; Giovanni Minio, “Cento poesie”; Cinzia Manetti, “Armonia d’amore”;  IIS – Istituto d’Istruzione Superiore Filippo Bottazzi, “Sui sentieri dell’amore” a cura della Prof.ssa Giuseppina Romanello.
Per la sezione racconti, quest’anno si aggiudica il premio della pubblicazione cartacea dell’antologia l’Istituto Comprensivo di Latiano (BR) con i racconti “Giovanni”  di Alessandra Altavilla, “Mistero nel vigneto di Mariano” di Jacopo Galasso, “I racconti delle avventure di Michele” di Gabriele Convertini, “Un Natale con i Nonni” di Ludovica Errico, “Latiano non sa mollare” di Tushe Aurora, “Un’amore di altri tempi” di  Beatrice Di Potenza, Jacopo Scarafile e Swami Chiara Mur, “Ricordi di un motorino” di Mattia Contente, Alessia Legrottaglie, Mario Morciano e Lorenzo Errico, “Racconti di un tempo che fu” di Mattia Chiera, “Ragazzi nel 1940. La folle fuga” di Marilena Franchini, “Caro Diario” di Giuseppe Schiena, “Vecchi ricordi” di Gabriele Trizza, “Femmina… quindi serva!” di  Luana Cavallo, Asia Fanelli, Marilù Franchini.

Interventi musicali a cura del gruppo All Swing Trio.

In uno dei più celebri passi di “Minima Moralia”, T. W. Adorno si scagliava in maniera perentoria contro il cinema hollywoodiano, affermando di non aver mai visto un film senza sentirsi, alla sua fine, più stupido di prima. Stupido nel senso di essere incapace di trattenere le immagini e farle invadere da un flusso di pensiero e dunque di analisi.

Ma si sa, si va al cinema per svagarsi, non per concentrarsi, ed in questo il cinema adempie assolutamente al suo scopo e forse alla sua funzione sociale.

Esisterebbe poi lo spazio “insensato” e a-narrativo dei titoli di coda, ma nessuno si prende la briga di fermarsi, farsi invadere dal silenzio e de-costruire selvaggiamente quello che ha appena visto.

Allora, forse è bene dirlo subito, per coloro che intendono svagarsi leggendo un libro di poesie, R: exist-stance di Edoardo Olmi rappresenterà certamente  il libro meno adatto e forse il più brutalmente molesto per i desideri agiografici di coloro che intendono leggere dei versi sotto un albero, mano con la mano con l’amato/amata.

A costoro suggerisco caldamente di andare al cinema.

La lingua poetica di Olmi non è cosa che si afferra come un oggetto al supermercato, è una lingua che ha la pretesa immane di auto-prodursi e di auto-demolirsi senza lasciare, nel mezzo del famoso cammino, nessun facile approdo al povero viandante.

Non v’è svago nei versi di Olmi, proprio perché di svago ce n’è anche troppo, ma è utilizzato per estendere i limiti del linguaggio poetico laddove sens et non sens arrivano quasi a fondersi.

I fruitori di svaghi contemporaneo si fanno penetrare dalla narrazione svagante e con essa interiorizzano alla perfezione i meccanismi di potere auto-riproducentesi. Più che individui, diveniamo dei dispositivi pronti a far funzionare i meccanismi coatti di e della produzione sociale.

La lingua di Olmi ce lo rammenta mirabilmente, sbattendocelo in faccia con i suoi versi. Una specie di specchio deformato artificiale, nel quale lo “svago” è scorto nel suo svagarsi e non nel suo narrarsi.

Poesia altamente anti-narrativa la sua e forse, anche per questo, doppiamente meritoria.

Bisogna prendere tempo leggendo questi versi, desiderare quasi che la vita sia fatta di quei titoli di coda di cui, solitamente, nemmeno ci accorgiamo. Senza questo tempo, tempo che è profondità di respiro e di meditazione, come ci ha insegnato Rumi, il libro di Olmi si sgretola di un sol colpo facendosi crollare il terreno sotto i piedi.

R: exist-stance è un libro terribilmente serio e dalla poetica stringente. Per capirne appieno gli squarci, bisognerebbe cominciare a leggerlo presi da quell’ebbrezza dionisiaca, che il poeta ci rammenta Danzando/ruzzolando sinceri/ sopra un grasso tappeto di vodka- / era Dioniso_/ alla goccia.

Ma forse nemmeno quello basterebbe, perché, su questo punto, il poeta è il primo a non farsi illusioni. Ce lo rammenta , infatti, e lo rammenta anche al padre dell’ ubermensch, Friedrich Nietzsche, il senso dello scrivere/ dico/ lo si scopre sempre e solo/ lavando  i piatti.

Farsi sedurre dalla portata ironica della evidente boutade, sarebbe alquanto comodo, ma ci porterebbe fuori strada. E non occorre scomodare Martin Heidegger per cogliere quanto l’oblio dell’essere, o chiamatelo come vi pare, si accompagni sistematicamente a quella storia metafisica che schiude le porte alla tecnica e all’uomo nella diade homo faber/homo consumericus.

Davanti alla metafisica brutalizzazione del mondo, in cui l’oggetto della parola poetica, diviene anch’esso oggetto di consumo, per buona pace dei nuovi, troppi, bardi contemporanei, Olmi non concede approdi, semplicemente perché non si dà approdi, anche a costo di portarsi al limite di estinzione del senso nel linguaggio poetico.

Nella poesia di Olmi si coglie prepotentemente tra le righe, sinuoso e, per certi versi perfido (nel senso etimologico latino e non nel senso cristiano) il battere impavido di un’ambizione quasi titanica.

In questo la poesia di R: exist-stance è una poesia di lotta e di resistenza appunto. Questo perché Olmi è poeta dalle profonde connessioni e sensibilità sociali.

Nella nuova raccolta pubblicata dalla meritoria casa Editrice Ensemble di Roma il senso di questa ambizione emerge con tutta la sua potenza.

Come il Sisifo un tempo ri-evocato da Albert Camus, Olmi conduce una guerra disperata contro il mondo che lo circonda e che fa del linguaggio una gabbia di potere/poteri inscalfibili proprio e soprattutto grazie alla capacità di fare di noi dei complici compiacenti piuttosto che delle vittime.

Olmi si ostina e lotta per restituire alla poesia un ruolo che ha perduto da troppo tempo e per ridarle uno spazio sociale ad una società che di poesia non sa più che farsene. Egli lo fa con versi che sembrano essere fedeli ai propositi di Wittgenstein, che diceva che il pensiero deve spingersi sempre e comunque verso il suo limite, anche a costo di sbattere la testa e farsi male. In questo caso è la lingua poetica a spingersi fino al suo limite, sanguinando del dramma sociale dell’alienazione e dell’annichilimento di cui siamo tutti vittime  colpevoli.

Magistralmente Maurice Blanchot ce lo aveva rammentato e Olmi ora ce lo palesa con questa mirabile raccolta: rendere il linguaggio poetico infrequentabile, inservibile alla strumentalità della lingua quotidiana. Poesia dunque “infrequentabile” quella di Olmi e proprio per questo, ancor più rivoluzionaria e dérangeante.

Il poeta sa di muoversi in un terreno spinoso, quello che un tempo era stato occupato dalle una, cento, mille avanguardie poetiche in ritirata, ma si rifiuta di farsi imprigionare dal concetto stesso di avanguardia, e si ritira accorato un attimo prima, o forse, meglio sarebbe dire, un attimo dopo.

Sabotando magistralmente la lingua, Olmi sottrae terreno all’avversario, portando a galla le inconciliabili aporie, mi si permetta la ridondanza, del narrare “svagato”.

In quanto non spendibile, la poesia di Olmi torna ad essere poesia, poetare nel suo farsi e nel suo disfarsi se necessario. Per questo e per molte altre ragioni, ritengo che l’approccio filosofico sia quello più congeniale per provare a trattenere un istante una poesia nata per essere inafferrabile e quindi insondabile.

Talvolta non si capisce appieno, in questo il messaggio di Nietzsche è totalmente caduto nel vuoto, che una poesia permette di capire la filosofia esattamente come il contrario. Non esistono vie preferenziali di sguardo o posizioni di forza, almeno fino a quando poesia e filosofia proveranno ad essere quello che promettono ai quattro venti di essere.

Un poeta dunque, come ce ne sono troppi, ma come in realtà ce ne sono pochissimi. Perché se Dio è morto, la poesia non se la passa certo benissimo.

R: exist-stance è poi, e questo l’ultimo punto che mi preme sottolineare in questa occasione, un libro per me sorprendente, perché rivela la straordinaria maturazione di stile e di poetica del poeta Edoardo Olmi negli ultimi anni.

Si potrebbe anche definire una cesura o una Kehre .

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Per tutto il viaggio di resistenza/re-esistenza Olmi ci obbliga a dimenarci con uno stile poetico ambiziosissimo, che rivela una complessità e una ricercatezza mai raggiunte prima dal poeta. Senza voler ricorrere a iperboli dialettiche, oserei parlare di una vera e propria gigantomachia di serrato dialogo tra il poeta e la tradizione, ovviamente della tradizione con la quale intende misurarsi.

Si capisce in questo che Olmi ha ormai, e verrebbe da dire definitivamente, alzato il tiro della sua poetica, cominciando una dialettica intima quanto evidente con una tradizione poetica a tratti schiacciante e dalla quale, per troppi, vale solo la pena farsi meri riproduttori materiali piuttosto che consapevoli sfidanti.

Invece il libro di Olmi si nutre di sfide con un misto di ironia e insolenza a tratti sconcertanti, ma sempre stimolanti.

Pound, Zanzotto, Sanguineti, Pagliarani, Ballestrini, un certo Celan, e molti altri, tutti però di una medesima corrente poetica ben rintracciabile, sembrano essere i silenziosi giganti che sostengono il cammino poetico di questo, a tratti sorprendente e irripetibile Olmi di R: exist-stance.

Scrisse Leopardi: “Anche l’amore della meraviglia par che si debba ridurre all’amore dello straordinario e all’odio della noia ch’è prodotta dall’uniformità.”

Mai come in questo suo libro Olmi sembra essere fedele al precetto leopardiano.

 

Marco Incardona

 

 

https://iltempodidioniso.wordpress.com/2017/04/20/r-exist-stance-esiste-e-lo-assorbiremo-senza-ritegno/

Sabato 11 novembre a Lucca la premiazione della quindicesima edizione del Contropremio letterario Carver. L’evento è aperto a tutti!

 

Il Contropremio letterario Carver nato a Roma nel 2003 e giunto alla quindicesima edizione, ha deciso di scegliere Lucca come luogo per la cerimonia di premiazione dell’edizione 2017. L’evento si terrà sabato 11 novembre a partire dalle ore 15 presso l’auditorium del centro culturale Agorà in pieno centro storico (Piazza dei Servi – via delle trombe 6).

Considerato il premio letterario indipendente migliore d’Italia con i quasi 7000 libri letti ed esaminati, il Carver porterà nella città Toscana i finalisti delle sezioni narrativa, poesia e saggistica. E come accade ormai da 15 anni Andrea Giannasi presenterà con gli autori i libri ricordando sono questi ad essere premiati e non i nomi sulle copertine o i marchi editoriali. In primo piano la lettura e la ricerca di nuove storie, forme, stili.

Sono diciotto titoli in finale con autori provenienti da tutta la penisola. Le scrittrici e gli scrittori arrivano da tutta Italia: Roma, La Spezia, Vercelli, Pistoia, Ravenna, Napoli, Crotone, Bergamo, Chieti, Firenze, Catania, Trento e molte altre città ancora. Ad organizzare l’evento è Prospektiva, piattaforma letteraria (www.prospektiva.it), in collaborazione con Prospettiva, Tralerighe libri e l’associazione Historica Lucense.

Nella narrativa i finalisti dell’edizione 2017 sono i libri: “La quarta estate” di Paolo Casadio (Piemme); “Amori regalati” di Olimpio Talarico (Aliberti); “La disertora” di Barbara Beneforti (Iacobelli); “La dodicesima nota” di Lev Matvej Loewenthal (Carteggi Letterari); “E pensare che c’entravamo tutti” di Giancarlo Marino (Homo Scrivens); “Il giorno dell’assoluzione” di Annalisa Venditti (dei Merangoli).

Per la saggistica in finale sono arrivati: “Il confine umano vite in cerca di pace” di Patrizia Angelozzi in collaborazione con  Consorzio Matrix (Ianieri); “Rose de Freycìnet. Una viaggiatrice clandestina a bordo dell’Uranìe negli anni 1817-1820” a cura di Federico Motta (Il Frangente); “La committenza Medicea nel Rinascimento. Opere, architetti, orientamenti linguistici” di Maria Vitiello (Gangemi); “Italiano urgente. 500 anglicismi tradotti in italiano sul modello dello spagnolo” di Gabriele Valle (Reverdito); “Meglio di niente. Le fondamenta della civiltà europea” di Danilo Breschi (Pagliai); “Regressione suicida dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro” di Salvatore Massimo Fazio (Bonfirraro).

Infine per la poesia in finale: “Poesie del taschino” di Giovanni Cavazzuti (Pellegrini); “Il cielo di scorta e altre offerte della settimana” di Anna Martinenghi (Linee infinite); “Modalità silenziosa” di Emma Pretti (Genesi); “Fiori di luce” di Walter Viaggi (La ruota); “R:existance” di Edoardo Olmi (Ensemble); “Pietre e amarene” di Chiara Nobilia (Giovane Holden).

I finalisti del Carver: contropremio letterario edizione 2017

 

Non è facile leggere oggi in questo paese, dove tutti scrivono, prendono posizione, dibattono e mettono “like” o complimenti a denti stretti. Non è facile leggere e attendere il silenzio dei passi, il battere e il levare, il fruscio di una tentazione.

Non è facile leggere, dicevamo, e oltremodo appare ancora più difficile porre un giudizio, dare un voto. Il Contropremio Carver dopo quindici anni di indipendentismo  sciagurato – avremmo potuto ben venderci a qualche mercante di perline colorate ai “tempi d’oro” – continua a porsi sempre la stessa domanda. Sulla fallibilità del giudizio di un lettore. Del resto ognuno ha la propria esperienza, il proprio bagaglio e il proprio zaino sulle spalle. E ogni libro letto rimane come un macigno ad arginare le paure e il vuoto. Ecco per noi del Carver i libri sono come mattoni di una diga che custodisce milioni di metri cubi di acqua. Non sono utili, ma essenziali per l’esistenza dei pesci gatto.

Ma questa è un’altra storia.

Dicevamo il Carver (due punti): contropremio letterario, è giunto alla sua quindicesima edizione e presenta i libri finalisti delle sezioni narrativa, saggistica e poesia. Con la poesia ultima perché siamo di quelli che considerano questa forma di arte letteraria, come un’arma molto pericolosa da armeggiare.

La giuria coordinata da Andrea Giannasi lunedì 25 settembre ha decretato quanto segue (per dare anche ufficialità alla nota).

Nella narrativa i finalisti sono i libri (perché al Carver sono i libri ad essere premiati e non i nomi degli autori o i nomi degli editori), i libri e solo quelli che sono testimoni e rimarranno come macigni agli atti.

“La quarta estate” di Paolo Casadio (Piemme); “Amori regalati” di Olimpio Talarico (Aliberti); “La disertora” di Barbara Beneforti (Iacobelli); “La dodicesima nota” di Lev Matvej Loewenthal (Carteggi Letterari); “E pensare che c’entravamo tutti” di Giancarlo Marino (Homo Scrivens); “Il giorno dell’assoluzione” di Annalisa Venditti (dei Merangoli).

Cosa dire. Abbiamo voluto premiare le storie e la storia. Sì perché tutti i libri sono intrecciati come tele ad un termitaio di vicende, intessuto con la tenacia di chi vuole prendere per mano, a momenti quasi strattonandolo, il lettore per portarlo non in un altro mondo, ma nell’impronta che ognuno di noi lascia sulla sabbia. Impronta fedelmente identica a quella di una sconosciuta che non è solamente metafora dei nostri percorsi onirici. La storia, questa sconosciuta, che torna ad essere prepotentemente presente tra le dita del caporale Gutiérrez, di Martha Sventlaska e la Roma degenerata, del brigadiere Lozzi Anchise replicato “macellaio messicano”, del medico pediatra Andrea Dalvina Zanardelli e della scheggia e delle ruote nei conventi, Tomaso Chiarello e Caccuri come Berlino o Buenos Aires, Nadim e lo spartito di Asche.

Sono 1219 le pagine della sezione narrativa della quindicesima edizione del Contropremio Carver.

La giuria per la saggistica ha utilizzato lo strumento della domanda. Cercando di trovare le coordinate per comprendere chi siamo e dove vogliamo andare. Ma per farlo dobbiamo tornare a capire quale lingua usare; quali strumenti e quali linguaggi utilizzare per “costruire” bellezza; quali travestimenti indossare per intraprendere il “viaggio clandestino” alla scoperta dell’ignoto; quali fondamenta scavare e indagare per svelare le radici della civiltà europea; quali mettere a nudo per liberare la nostra stupidità regredendo nel concetto di suicidio come assenza e nulla intraducibile; e infine quali esempi dalle vite oltre gli odori del limes.

In finale sono arrivati: “Il confine umano vite in cerca di pace” di Patrizia Angelozzi in collaborazione con  Consorzio Matrix (Ianieri); “Rose de Freycìnet. Una viaggiatrice clandestina a bordo dell’Uranìe negli anni 1817-1820” a cura di Federico Motta (Il Frangente); “La committenza Medicea nel Rinascimento. Opere, architetti, orientamenti linguistici” di Maria Vitiello (Gangemi); “Italiano urgente. 500 anglicismi tradotti in italiano sul modello dello spagnolo” di Gabriele Valle (Reverdito); “Meglio di niente. Le fondamenta della civiltà europea” di Danilo Breschi (Pagliai); “Regressione suicida dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro” di Salvatore Massimo (Bonfirrano).

Dicevamo che la poesia la vogliamo presentare per ultima. Una cinquina di libri, in questo momento storico, talmente inutile da risultare vitali per le nostre esistenze. Ci riferiamo, ovviamente, al paradosso dell’inutilità dell’aria che non vediamo e non tocchiamo, non sentiamo e non possiamo acquistare o vendere.

La poesia è morta quando una società non riesce a difenderla; la società è morta quando è la poesia a non avere più diritto di cittadinanza.

Da leggere – ma non solo questi – i libri giunti in finale alla quindicesima edizione del Carver: contropremio letterario 2017.

“Poesie del taschino” di Giovanni Cavazzuti (Pellegrini); “Il cielo di scorta e altre offerte della settimana” di Anna Martinenghi (Linee infinite); “Modalità silenziosa” di Emma Pretti (Genesi); “Fiori di luce” di Walter Viaggi (La ruota); “R:existance” di Edoardo Olmi (Ensemble); “Pietre e amarene” di Chiara Nobilia (Giovane Holden).

Riassumendo in finale sono arrivati 18 libri (6 per ciascuna sezione). Gli autori maschi sono 9, mentre le autrici donne sono 8. Un libro è ibrido perché è curato da un uomo ma in realtà è un lavoro sul reportage di una donna. Le autrici e gli autori arrivano da tutta Italia: Firenze, Roma. La Spezia, Vercelli, Pistoia, Ravenna, Napoli, Crotone, Bergamo, Chieti, Catania, Trento. La narrativa offre romanzi ma anche racconti; la poesia ha stili che vanno dal classico all’Haiku.

La premiazione si terrà a ottobre (se tutto va bene) a Lucca.

Buona lettura a tutti.

 

 

R:EXISTSTANCE sbarca a Roma!

Venerdì 9 giugno ore 21:30, all’HulaHoop di Via L. F. de Magistris 91/93 al Pigneto.

Presentazione del libro con Ensemble ed Alessandra Bava.

Letture assieme ai poeti e le poetesse di Bibbia d’Asfalto – poesia urbana e autostradale e della Rome’s Revolutionary Poets Brigade.

Musiche di Riccardo Manzi.

A seguire open mic.

 

 

 

 

 

 

Prima presentazione fiorentina per R:EXISTSTANCE
Edizioni Ensemble 2017.

Alla libreria-café La Cité di Borgo San Frediano 20/r
Lunedì 8 maggio ore 21:30.

Introduce Vanni Santoni.